Il primo colloquio psicologico

Il primo colloquio psicologico

Il primo colloquio psicologico

Entrare per la prima volta nello studio di uno psicologo può fare un certo effetto: è normale sentirsi incerti o non sapere da dove cominciare.

A volte questo accade perché ci si fa prendere dai dubbi, o perché c’è un pregiudizio culturale in merito all’efficacia e allo stigma.

Ma cosa aspettarsi nel primo colloquio?

Il primo colloquio è innanzitutto un incontro conoscitivo: serve a capire il motivo della richiesta, raccogliere informazioni sulla storia personale e sul contesto di vita, e valutare insieme la direzione possibile per un percorso terapeutico.

Ogni professionista può avere un modo leggermente diverso di condurlo, ma l’obiettivo comune è creare uno spazio protetto per ascoltare e orientare la richiesta.

Schematizzando, c’è da dire che alcuni aspetti sono comuni ad ogni professionista, indipendentemente dalla formazione psicoterapeutica, altri più specifici

🛋️ Fasi tipiche del primo colloquio

– Accoglienza e definizione del setting (questo è diverso a seconda della formazione del terapeuta), per esempio io tendo a dare del tu, ho un approccio informale e nel mio setting è previsto l’uso del lettino di terapia;

– durata della singola seduta, privacy: questo è pressoché uguale nelle terapie individuali, la durata è di 50/60 Min e la privacy è obbligatoria;

– costi e regole organizzative: questo può variare da terapeuta a terapeuta non solo perché non esiste una parcella unica ma anche per quanto riguarda ad esempio come ci si regola per le sedute saltate, o con quanto preavviso modificare un appuntamento;

– Esplorazione del motivo della richiesta — cosa porta la persona in terapia in questo momento.

– Raccolta anamnestica — informazioni su storia personale, relazioni, lavoro, salute e eventi significativi.

– Osservazione reciproca — lo psicologo valuta la richiesta e la persona valuta il professionista.

– Restituzione preliminare e passi successivi — prime ipotesi di lavoro o indicazioni su possibili percorsi.

A volte la diagnosi si può fare al primo colloquio, più spesso con due.

📎 Cosa portare e come prepararsi

Portare qualcosa non è obbligatorio, ma può essere utile: appunti personali su ciò che si vuole dire (a volte, soprattutto nei soggetti ansiosi o traumatizzati, c’è il vero e proprio vuoto di memoria per le troppe cose da dire o per l’emozione di essere lì!)

eventuale documentazione clinica rilevante, per esempio se si hanno patologie specifiche o se si assumono farmaci e psicofarmaci

 e una lista di domande da porre allo psicologo per esempio l’approccio terapeutico, durata prevista, frequenza delle sedute

(questo non lo chiede mai nessuno eppure sarebbe importante sapere, ad esempio, se state parlando con uno psicologo o uno psicoterapeuta…o nessuno dei due….ma questo richiederebbe un articolo a parte!)

Nel mio studio gli strumenti diagnostici che utilizzo sono:

• il colloquio clinico- dove lascio il tempo alla persona che ho di fronte di raccontare come mai ha maturato l’idea di chiedere una consulenza;

• Una scheda di primo colloquio- seguendo la quale comincio a fare domande mirate (scheda che ormai conosco a memoria quindi in realtà non compilo nulla davanti alla persona, semmai mi riservo successivamente di appuntare le cose che ritengo utili);

• Se il tempo lo consente, due test, (uno di personalità e l’altro sui sintomi fisici);

• Infine, una valutazione fisiologico/posturale sul lettino di terapia, dove mi rendo conto delle tensioni corporee presenti e del tipo di respirazione.

Chi mi segue da un po’ sa che il mio approccio terapeutico non è esclusivamente verbale ma integra il corpo.

 

❌ Miti da sfatare sul primo colloquio

– Non è un interrogatorio — il colloquio è uno spazio di ascolto, non un esame. Non c’è giudizio!

– Non devi avere tutte le risposte — è normale non sapere subito come spiegare tutto: se sei prolisso o te ne vai per la tangente, o ti blocchi..ti aiuto io 😊

Chiarire questi punti mi auguro ti possa essere stato utile , ma voglio dirti ancora qualcosa…

Come mi puoi contattare?

Con una telefonata o con un messaggio su WhatsApp: se non posso rispondere richiamo, per cui lascia il tuo nome e cognome

🔁 Quindi cosa succede dopo il primo colloquio?

Dopo il primo incontro lo psicologo può proporre un percorso, suggerire un altro tipo di intervento o indicare un tempo di riflessione per decidere insieme i passi successivi.

In alcuni casi può essere consigliato un altro professionista o un approfondimento diagnostico; tutto ciò fa parte della valutazione clinica iniziale nonché dell’etica professionale.

Concludendo

Il primo colloquio è un tempo informativo e relazionale: non risolve tutto, ma è il luogo dove cominciare a mettere ordine, capire le priorità e valutare la compatibilità con il professionista.

Preparare una o due domande personali e qualche appunto può trasformare l’incontro in un’esperienza più attiva e piacevole

Mi auguro di essere stata abbastanza esaustiva e ti invito lasciare un commento.

Intanto ti abbraccio e ti aspetto in studio 😉

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