Il gioco è molto più di quel che sembra

Il gioco è molto più di quel che sembra.

il gioco è molto più di quel che sembra
il gioco è molto più di quel che sembra

Anche se ci sono molti libri che parlano dell’importanza del gioco, in realtà nella nostra società e nella metodologia prevalentemente cognitiva che utilizza l’educazione scolastica, il gioco viene visto un po’ come una perdita di tempo.

Altrimenti, se fosse visto per il vero il reale valore che ha, i bambini giocherebbero anche a scuola.

Quindi il gioco, il momento del gioco non viene visto come un’opportunità di apprendimento.

Sembra quasi incoerente ed è  in contrasto con la nostra visione culturale dell’educazione.

La ricreazione a scuola, uscire fuori in cortile, fare teatro, sport di squadra o ascoltare della musica vengono visti come momenti da minimizzare in un certo senso,  non da ampliare.

E questo perché vengono visti  come momenti che tolgono tempo all’apprendimento, quello tradizionale.

Oggi voglio parlare del gioco attraverso la lente della teoria polivagale.

Secondo la teoria polivagale di Stephen Porges, in realtà il gioco è un esercizio neurale che facilita l’apprendimento

Il gioco cosa fa?

Fornisce delle opportunità di esercitare delle caratteristiche del nostro sistema nervoso.

E quindi percepirlo come un esercizio neurale cosa comporta? Cosa significa?

Significa che noi allineiamo attraverso il gioco il nostro sistema nervoso a favorire la regolazione dello stato autonomico: la nostra piattaforma neurofisiologica per sentimenti, emozioni e impegno sociale.

Questa regolazione permetterebbe ai nostri bambini, e poi ai futuri adulti, di passare in maniera molto molto più efficace da stati attivi a stati di calma.

La capacità di passare da uno stato attivo ad uno di calma, facilita l’apprendimento e facilita anche i comportamenti sociali spontanei.

Lo stato autonomico è lo stato interno.

È quello che possiamo percepire quando siamo in contatto con le nostre sensazioni corporee.

E all’interno di modelli di apprendimento attuali non si dà importanza alle sensazioni corporee.

E invece influenzano la capacità di imparare!

Se un bambino,riesce a stare seduto con calma,riesce ad imparare in maniera molto più efficace.

Ma se le sensazioni nel corpo sono diverse , come quelle per esempio di voler correre, di volersi alzare,  siamo in uno stato fisiologico che è di attivazione/mobilizzazione.

E allora cosa succede?

Le nostre strutture cerebrali superiori mandano segnali di attivazione non segnali di calma che interferiscono con la cognizione e quindi con l’apprendimento.

Ed è qui che “entra in gioco” il gioco.

Il gioco può avere un ruolo importante nel rafforzare i circuiti neurali, perché si impara letteralmente a ridurre l’attivazione e l’agitazione, in favore dell’apprendimento.

I processi neurali di cui parlo sono dei meccanismi che agiscono al di fuori della nostra consapevolezza.

Internamente, noi siamo capaci in un processo praticamente istantaneo che si chiama neurocezione di valutare il rischio al di fuori , in situazioni e con persone.

E come funziona la neurocezione ?

È appunto un processo attraverso il quale il nostro corpo reagisce alle caratteristiche dell’ambiente e modifica il suo stato fisiologico per affrontare il rischio potenziale.

Attenzione perché la neurocezione non è la percezione.

La neurocezione non è consapevole, la percezione si.

Se la neurocezione è di sicurezza, il nostro stato fisiologico si calma immediatamente ed è più predisposto al coinvolgimento sociale, a partecipare, ad interagire amichevolmente con gli altri, all’apertura.

Viceversa se la neurocezione raccoglie segnali di pericolo/minaccia, il nostro corpo si prepara all’attivazione, alla mobilitazione, a causa di un antico meccanismo neurale di attacco/fuga, che di per sè è utilissimo se ci sono reali segnali di pericolo!

Anche se non siamo consapevoli di quali sono gli stimoli che fanno partire il senso di pericolo o di sicurezza, possiamo diventare consapevoli di come risponde il nostro corpo.

E quindi è importante che facciamo caso a come risponde il nostro corpo.

Perché come ci sentiamo, quando ci sentiamo al nostro agio o quando non ci sentiamo a nostro agio cambia a seconda dei contesti e a seconda delle interazioni con le persone.

Ma ritorniamo al gioco.

Cosa succede nel gioco?

Nel gioco c’è sia un meccanismo di attivazione attacco /fuga e sia però un comportamento di coinvolgimento sociale. Attraverso le espressioni, le espressioni facciali di sicurezza, i gesti della testa e le vocalizzazione.

Quindi il gioco cosa fa: funziona come un esercizio neurale perché migliora il modo in cui questo meccanismo neurale si mette in moto.

Inoltre si impara meglio e presto a ridurre i comportamenti di attacco/ fuga quando non sono veramente necessari.

Se portiamo questo, per esempio in un contesto classe, come racconta Porges nel suo libro “Sicurezza Polivagale”, possiamo subito individuare quali sono i bambini che hanno difficoltà a ridurre i circuiti neurali che promuovono i comportamenti di attacco fuga.

Sono proprio quelli che fanno fatica a stare seduti ad ascoltare, a socializzare.

E se noi potessimo osservare questi bambini anche al parco giochi, vedremo che anche lì fanno la stessa cosa.

Hanno difficoltà a giocare con gli altri, non riescono ad anticipare i comportamenti degli altri, l’interazione è troppo aggressiva diretta.

In questo stato neurofisiologico, i nostri processi cognitivi sono notevolmente compromessi.

 

Però la nostra evoluzione di esseri umani in mezzo ad altri esseri umani, ci ha dotati di un circuito neurale che può rapidamente ridurre l’attivazione di questi comportamenti di mobilitazione, per favorire invece gli stati di calma che ottimizzano l’apprendimento e il comportamento sociale.

Anche se nel gioco c’è tanto movimento e  sono coinvolti comportamenti di attacco fuga non è difesa, è diverso dalla difesa dal momento che viene ridotta  perché c’è il coinvolgimento sociale.

Tutto questo richiede pratica.

Ed è proprio attraverso il gioco che il bambino fa questa pratica.

Ed è proprio attraverso il gioco che l’adulto avrà in seguito un equilibrio,cioè la possibilità di passare più velocemente da uno stato di attivazione ad uno di calma.

Ovviamente parliamo del gioco con le altre persone.

Il gioco con il computer o con il telefonino dove manca l’interazione faccia a faccia non coinvolge appunto il sistema di coinvolgimento sociale.

Quindi non c’è regolazione.

Man mano che la regolazione neurale del nostro sistema di coinvolgimento sociale migliora diventiamo sempre più resilienti, sempre più capaci di affrontare le difficoltà della nostra vita.

Vi svelo un segreto…

Molte delle caratteristiche del gioco, visto in questi termini, sono presenti in un percorso di psicoterapia.

Anche in psicoterapia si impara a giocare.

Le interazioni faccia a faccia con il terapeuta calmano lo stato fisiologico del paziente.

E modificano i suoi comportamenti più attivanti di attacco/ fuga verso invece la fiducia.

Se vuoi saperne di più o iniziare un percorso di regolazione neurale  contattami, sarò felice di aiutarti!

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Marilena De Micco

Mi chiamo Marilena De Micco, sono una psicologa e psicoterapeuta, specializzata in terapia Funzionale , in Mindfulness e certificata nell’applicazione della teoria polivagale in terapia. La mia missione è guidare adulti e adolescenti, insieme alle loro famiglie, verso un percorso di autenticità e serenità. Con un approccio pratico ed esperienziale, offro strumenti concreti per affrontare e superare ansia, stress, attacchi di panico, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo, e difficoltà emotive e relazionali. La mia esperienza si estende anche alla formazione sul benessere aziendale, dove promuovo strategie efficaci per una vita lavorativa equilibrata e produttiva. Credo fermamente nel potere trasformativo della terapia e dell’autoconsapevolezza. Se stai cercando supporto per superare i blocchi che ostacolano il tuo percorso nella vita, scuola o lavoro, sei nel posto giusto. Insieme, possiamo scoprire e coltivare il tuo potenziale per una vita più piena e soddisfacente.

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