Maledetta timidezza..

Quante volte ci è capitato di notare la timidezza in un bambino, un adolescente o persino in un adulto?

Sin da piccoli questo particolare tratto di personalità, affligge una gran parte della popolazione mondiale.

La timidezza, quella che ci impedisce di vivere le sensazioni fino in fondo, che ci obbliga a deviare un tragitto, anche se la strada che stavamo percorrendo era proprio quella che ci piaceva..

Ricordo da bambina, avevo una compagna di classe, con la quale si era instaurato un bellissimo rapporto di gioco, grazie anche al fatto che abitavamo vicine e pertanto spesso ci incontravamo anche fuori del contesto scolastico. In classe, era soprannominata la mummia, non parlava, non si relazionava con nessuno, alla lavagna ed alle interrogazioni faceva scena muta.  Solo dai compiti in classe le maestre potevano evincere che si trattasse di una bambina con un ricco mondo interiore..

Ebbene, la storia è andata avanti così fino alla 3° media.

Alle superiori abbiamo intrapreso strade diverse, ed è anche andata a vivere in un altra città… persa di vista, l’ho ritrovata negli anni sui social…

 E’ professoressa di latino e greco in uno stimato liceo di Milano.-

Come è potuta cambiare fino a questo punto?

Talvolta la risposta è nelle persone che ci circondano, molto più spesso è nella percezione che abbiamo di noi stessi.

Il sentirsi inadeguati, mette gli altri nella condizione di vederci inadeguati, impedendoci di fare quei passi che probabilmente potremo fare semplicemente, ma che non riusciamo perché convinti di essere ridicoli, meno validi  di chi ci sta davanti.

Questa sensazione talvolta nasce anche all’interno di una stessa famiglia tra fratelli o sorelle dove la competizione può essere è tale al punto che i due si “polarizzino”, (cioè diventino uno l’opposto dell’altro) in Estroverso/Timido, ed ecco che quindi tutta la curva della sua crescita è impostata in modalità timidezza.

Ma cosa è esattamente la timidezza?

La timidezza non è un disturbo!

La timidezza è composta da un insieme di componenti somatiche (battito cardiaco accelerato, tensione muscolare), cognitive (pensieri irrazionali e giudizi negativi su se stessi) e comportamentali (inibizione ed evitamento delle interazioni con gli altri).

L’imbarazzo spinge a tenere la testa bassa, e questo può rafforzare l’idea che tutti ci stiano guardando e giudicando.

Se alzerai la testa, ti accorgerai che gli altri di solito sono per lo più presi da sé, da altre conversazioni o dal cellulare.

Come possiamo superarla? 

e soprattutto, cosa possiamo fare quando ci rendiamo conto che essa ci sta sopraffacendo, magari impedendoci di prendere quel famoso treno?

Respira!

La respirazione diaframmatica calmerà il battito del cuore e ti radicherà nel momento presente, favorendo la sensazione di essere calmo e al sicuro;

Ogni giorno, sottoponiti volontariamente a una piccola, piccolissima situazione che ti genera imbarazzo o disagio, e respira, impara ad ascoltare il tuo imbarazzo e rispondi ad esso respirando e dicendoti che tu sei lì, puoi essere lì, perché è legittimo che tu sia lì!

Se invece ci rendiamo conto che tale sensazione non è solo disagio, ma ci procura un vero e proprio stato di malessere psicologico,  non possiamo più parlare di timidezza, ma di ansia sociale, classificata fra i disturbi d’ansia.

Cosa è l’ansia sociale?

 Si tratta di  una vera e propria patologia, che spinge il soggetto a bloccarsi di fronte ad un’interazione sociale, fino ad evitare le situazioni di convivenza con altre persone in luoghi pubblici. Vivendo momenti di veri e propri attacchi di panico.

È possibile inoltre che l’ansia sia circoscritta solamente a un particolare ambito sociale, magari ad un contesto lavorativo.

Chi soffre di ansia sociale tende a manifestare eccessiva riservatezza in pubblico, con una postura corporea solitamente rigida e difensiva, con le spalle chiuse in senso di protezione verso il cuore, che rappresenta l’emozione.

È tipico che chi teme il confronto sociale parli con voce bassa, fatichi a mantenere il contatto visivo, o arrossisca frequentemente.

Non si riesce a portare a termine una conversazione seppur consapevoli di avere tutte le carte in regola per poter tener testa agli interlocutori, e spesso chi soffre di fobia sociale è riluttante a parlare di sé, ad accettare e fare complimenti.

Per questo è anche possibile che individui con ansia sociale tendano a scegliere posizioni lavorative più isolate dal contatto sociale, che cerchino di rimanere nell’ombra, rinunciando a prendersi i propri meriti, o ad alimentare le aspettative carrieristiche.

Ovviamente più si cerca di proteggersi dal confronto, e più il disturbo prende il sopravvento, portando ad ingigantire sempre più la sensazione di essere completamente una nota stonata.

La paura delle persone, talvolta spinge chi è affetto da questa patologia a rinchiudersi in un ambiente che si riempirà sempre più di cose e non di persone, purché il senso di vuoto e di sconforto in un modo o nell’altro possa essere ricolmato.

Ovviamente questa patologia va affrontata con un valido supporto psicoterapeutico.

Se vuoi parliamone insiemecontattami.

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