Il potere è nelle donne?

Siamo nel 21esimo secolo, ne abbiamo fatte di marce, di lotte, di conquiste, di approvazioni di diritti, di passi immensi di emancipazione, ma alla luce dei fatti ancora ci meravigliamo e mostriamo quasi stupore se una donna ce la fa!

Una serie televisiva  di questi giorni, dove lei una ragazza, è campionessa indiscussa di un gioco proverbialmente maschile, ambientato negli anni 70 epoca in cui  era lecito stupirsi, stupisce ancora oggi, ed attacca lo spettatore, anzi la spettatrice, perché ci ritroviamo a tifare per lei negli anni della sua crescita, e della sua affermazione, immedesimandoci tutte in lei come se il suo riscatto fosse oggi ancora a distanza di 50 anni il nostro.

Esattamente allo stesso modo, sta facendo più notizia in queste settimane già di difficile vita, non tanto l’uscita di scena di Trump, e l’insediamento di Biden, quanto la salita alla vicepresidenza di una DONNA Kamala Harris.

Perché?

Perché facciamo ancora fatica a capire che dovrebbe tutto esser normale e facciamo finta che sia normale ma invece non lo è?

La cultura e le radici che ci portiamo dentro, sono profonde e così anche piene di consapevole voglia di tenerle e trattenerle radicate.

 

Davvero vorremmo noi donne, al di là della frase che spesso citiamo “vorrei che tu uomo partorissi per farti capire il dolore fisico fino a che punto può spingersi”…Ma davvero lo vorremmo?

Davvero rinunceremmo a quelle piccole attenzioni chiamate dettagli, che però sotto sotto ci fanno piacere quando ci porgono il bicchiere, ci scostano la sedia o ci aprono la porta, o ci cedono il posto, o ci offrono dei fiori?

Riflettiamo

Ovviamente non è un negare i nostri diritti ma è un rimanere fortemente ancorate all’immagine della delicatezza che in taluni casi ci fa comodo rappresentare e che ci da un margine di vantaggio su certe comodità…

L’animo umano è la cosa più contraddittoria del mondo e quindi viviamo in quel continuo altalenare dove il diritto ce lo prendiamo dove ci fa comodo prendercelo. E dove ci fa rabbia laddove ci viene negato.

Dall’altra parte c’è comunque la difficoltà che ancora oggi abbiamo noi donne a far accettare che ormai siamo necessarie alla formazione di una famiglia non solo come concetto di procreazione, ma come elemento base di formazione e mantenimento. Oggi è ormai in via di estinzione la famiglia monoreddito in cui solo l’uomo esce di casa per andare a lavorare.

La donna vorrebbe vivere spesso la carriera in modo sereno, naturale, e senza necessariamente scendere a compromessi che le toglierebbero inevitabilmente qualcosa dei pezzi di famiglia.

Ahimè è difficile, a qualcosa si rinuncia è inevitabile, ma ciò che rende difficile la rinuncia, nasce più dal fatto che interiormente siamo fatte di sensi di colpa e votate al sacrificio. Siamo spesso proprio noi a dare peso a certi aspetti, più di quel che davvero ne hanno.

Quante volte abbiamo pensato, mio figlio è un bimbo nervoso, inappetente, svogliato, aggressivo… perché io non ci sono, io lo trascuro, che si traduce in io vado a lavorare e lo lascio.

Nessuno magari ci ha dato  questa colpa, non è reale, non è una colpa, ma noi la sentiamo e non possiamo fare a meno di portarcela dietro e dentro.

Perché ancora in questa epoca di grandi libertà di espressione, di gesti, di comportamenti esistono ancora però degli stereotipi che fatichiamo a lasciarci alle spalle?

Insegniamo alle donne di domani che devono crescere indipendenti, forti, autorevoli ed autoritarie…

In fondo la storia si ripete, esattamente come nell’esempio di prima, della serie televisiva, siamo noi che puntiamo il dito contro noi stesse forse, dovremmo crescere Persone non entità sessuali, a cui diamo da bambini già un ruolo definito e programmato a lanciarsi in una battaglia di schemi e ruoli.

In conclusione potremo provare ad accettare il nostro essere DONNA con le sue amate fragilità, con le sue esclusive competenze, e con la consapevolezza che il nostro essere poliedrico è una marcia in più che si perde nella notte dei tempi, che lo è sempre stata anche quando non ne eravamo consapevoli, e che in fondo la parità non è possibile non perché siamo meno, ma perché siamo complete così come siamo!

Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso. (Lev Tolstoj)

 

 

Compila il modulo contatti e parlami di te.

 

 

Lascia un commento