Il tocco ai tempi del Covid

Veniamo concepiti da un profondo contatto di due corpi uniti in un unico movimento, dal tocco delle carezze, dall’intimità di un momento di vita.

Nasciamo da un contatto di due corpi, quello di una mamma e del suo bimbo, che lascia il suo grembo.

Tutta la vita è fatta di momenti di tocco, contatto.

Ci sono i tocchi delicati, quelli accudenti, quelli consolatori, quelli che sogniamo e desideriamo, e quelli che poi non ci piacciono ma che ci insegnano le cose della vita.

Siamo fatti per toccarci, ci insegnano fin dalla nascita che se vogliamo una cosa dobbiamo prendercela.

Ci insegnano a comunicare prima che con le parole con i gesti.

Educhiamo il bambino fin dai primi anni alla condivisione delle cose, degli spazi, al gesto di tenerezza, al calore del  contatto umano.

Le mani sono la superficie che riceve qualcosa. Possono sentire, ricevere, scoprire il mondo intorno a noi.

Il Primo gesto che facciamo quando conosciamo un‘ altra persona è il saluto con la mano.

Io ti do, tu ricevi, in pratica in questa frase possiamo racchiudere il senso di millenni di storia tra gli esseri umani..

Ecco improvvisamente tutto questo 8 mesi fa è svanito!

Tutto ciò che era una condizione scontata e per questo inconsapevolmente logica, si è frantumata.

Oggi toccarsi vuol dire ammalarsi.

Stravolgere il nostro mondo, imparare a fare a meno di gesti spontanei che ci danno certezze, che ci aiutano a vivere meglio.

Il bambino se cade e si sbuccia un ginocchio non può essere accudito se non dalla mamma;

Il mondo attorno a noi è un potenziale nemico in questo stato di cose, quindi meglio trovare la consolazione dentro se stessi.

In questi mesi di autoisolamento abbiamo imparato a gestire le nostre emozioni, quelle della gioia così come quelle del dolore, in maniera autonoma.

Il bambino viene alla luce e prima che possa mostrarsi al mondo familiare talvolta anche al suò papà, ai suoi nonni ai fratellini, deve attendere giorni…

Si muore nella solitudine del non poter essere salutati e colui che perde un suo caro non può circondarsi dell’abbraccio consolatorio che in questi momenti tanto serve per aiutare a lenire le pene..

Il piacere negato

Il piacere di un massaggio che nella società moderna è diventato un gesto di routine quotidiana per alleggerire lo stress di cui siamo tutti vittime, con esso infatti abbiamo la possibilità di riappacificarci col nostro corpo e riacquistare la consapevolezza corporea smarrita, ma adesso potrebbe non essere più un complice di benessere.

Ballare, scambiarsi cose, brindare, stare vicini non si può!

Al momento non è però possibile vivere con la leggerezza della spontaneità gesti di routine e di normale vivere sociale.

Dove ci sta portando tutto questo?

Stiamo correndo il rischio di far chiudere quei funzionamenti di fondo che sono alla base della piena consapevolezza di Sé, e del benessere psicofisico di un individuo.

L’approccio Funzionale in Psicoterapia Corporea si pone appunto il compito di studiare tutti i livelli della relazione, tutti i processi funzionali messi in atto dal sistema del Sé.

Il lavoro dello psicoterapeuta può venire in aiuto per farci riappropriare della consapevolezza che il nostro corpo c’è.

Dobbiamo dare voce alle sensazioni represse e, attraverso tecniche di rilassamento guidate, attraverso il respiro,  l’immaginazione, la voce,  riscoprirle nel qui e ora.

Cosa possiamo fare?

Dobbiamo quindi trovare strategie alternative che possono in qualche modo non farci perdere l’abitudine alla condivisone.

Ben venga quindi l’uso della tecnologia ed i social che  possono in questo momento venirci incontro e quindi magari possiamo sfruttarli al meglio cercando anche di organizzare serate di chiacchiere, brindisi e perché no? mangiare tutti assieme in uno spazio virtuale che possa farci sentire meno soli.

Sicuramente potrebbe essere un imput per lasciarli perdere più in là quando potremmo di nuovo vivere intensamente la vita reale.

Prendiamoci cura al meglio di noi stessi: curiamo il nostro aspetto sempre e comunque perché agli occhi non è impedito di toccare nel profondo delle anime di chi ci osserva.

Accendiamo la radio, balliamo, perché quando lo facciamo comunichiamo e liberiamo endorfine che certamente ci aiutano, facciamo sì che il nostro corpo si esprima liberamente.

Disegniamo lasciamoci guidare dalla nostra mano.

Sviluppiamo e riscopriamo la capacità di ascoltare noi stessi e gli altri.

Tutto questo passerà, e allora finalmente potremo apprezzare in modo molto più consapevole quanto vale un abbraccio, quanto un gesto può essere importate e vitale.

Impareremo forse a dar peso alla frase “gesti più che parole”.

Intanto  salutiamoci e diciamoci che ci siamo anche solo con uno sguardo!

Se leggendo questo articolo i sei reso conto che anche tu stai vivendo questo difficile momento con la paura dell’altro…

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