Raccontare le fiabe: Crescere in modo sano e armonico…con le fiabe!
raccontare una fiaba
Raccontare le fiabe: Crescere in modo sano e armonico…con le fiabe!

Albert Einstein diceva: se volete dei figli intelligenti raccontate loro le fiabe e se volete dei figli molto intelligenti raccontate loro molte fiabe! 

In un precedente articolo, abbiamo visto alcune delle esperienze di base che permettono al bambino di crescere in modo sano e armonico;

 sappiamo bene inoltre che l’ambiente in cui vive il bambino e il contesto familiare in cui è inserito, devono essere in grado di offrirgli tali esperienze fondamentali,

le quali, devono essere attraversate pienamente, senza carenze, senza ambiguità, affinchè diventino risorse preziose per lui quando sarà grande…

Tutti noi conosciamo bene la situazione attuale fortemente a rischio dell’infanzia e dell’adolescenza

dove alcune di queste esperienze sono condizionate sia dall’ambiente cittadino,

lontano dalla naturalità dei ritmi del bambino,

sia dal contesto familiare in cui troppo spesso il ritmo di vita è frenetico e distratto. 

Per esempio esperienze di base come il contatto, l’essere tenuti, la tenerezza, la calma, la vitalità, il piacere,… sono sempre più carenti, inquinate, poco fluide… 

Bisogni fittizi dettati dalla cultura, dalla moda, dai mass media, soddisfatti attraverso esperienze altrettanto inutili e vuote emotivamente,

finiscono per essere sostituiti ai bisogni veri dell’essere umano. 

In questo articolo mi concentrerò su un’esperienza molto semplice che si può offrire al piccolo cucciolo di uomo,

ma che ha in sé racchiuse preziosissime risorse: l’esperienza del raccontare una fiaba!

 Quali sono le preziose risorse racchiuse nel semplice gesto di raccontare una fiaba? 

Innanzitutto nel raccontare una fiaba si viene a creare un momento, uno spazio, all’interno della frenesia quotidiana;

Daniel Pennac parla di “tempo dilatato” ed è proprio quello che succede tra chi narra e chi ascolta: il tempo si sviluppa in larghezza e quel tempo passato insieme diventa tempo d’amore; 

in secondo luogo c’è una relazione tra i due sé, quello dell’adulto e quello del bambino;

in terzo luogo, nello spazio che hanno creato per la narrazione della storia questi due sé entrano in contatto:

il bambino si sente visto e considerato da tutta l’attenzione che in quel momento il genitore o l’adulto riversa su di lui.

Proviamo ad immaginare la scena, o semplicemente ricordiamo come era per noi, e verranno alla luce altre sfumature….

Mentre il bambino ascolta l’adulto che racconta una fiaba è catturato dalle parole, dall’intonazione, dallo sguardo che l’adulto ha su di lui;

nello stesso tempo l’attenzione del bambino lo porta a provare curiosità per la fiaba che diverte e stimola l’immaginazione e le capacità creative.

Nel racconto di una storia, nella trama stessa, ci sono gioie e dolori, prove da superare, c’è chi vince, c’è chi perde e quindi tante emozioni investono il bambino che ascolta e,

il tipo di esperienze che accadono, i luoghi di fantasia o di realtà che sono proposti all’interno della fiaba,

permettono al bambino di attraversare una piacevole tensione corporea e posturale.

L’abitudine di raccontare fiabe ai bambini purtroppo si sta perdendo

preferendo la canzoncina sul cellulare piuttosto che il cartone animato sul tablet …

Ristabilire questa buona abitudine diventa forse l’unica opportunità nella giornata per stare insieme in un momento che non sia quello del pasto o della preparazione alla nanna o,

per i più grandicelli, quello dei compiti o dell’accompagnamento ad attività extrascolastiche varie,

ma uno stare insieme speciale dove si sta insieme per davvero condividendo emozioni e trasmettendo i valori che sempre nella morale della favola si trovano

e con i bambini un po’ più grandi spesso il raccontare la fiaba apre proprio delle piccole discussioni rispetto ad argomenti anche seri

perché il bambino viene stimolato a fare delle domande. 

Purtroppo non è solo un problema dell’ultima generazione ma anche la generazione di molti giovani genitori è già stata privata

di questa esperienza e quindi è possibile che non sappia di cosa stia privando il proprio bambino. 

Andiamo adesso a capire più dettagliatamente in cosa consistono le esperienze di base che vengono attraversate quando si racconta una fiaba: 

cominciamo col dire che ai bambini piace che gli si raccontano le favole soprattutto se a farlo è il genitore perché così riesce ad averlo tutto per sé senza distrazioni, attento, partecipe.

 Per un bambino la presenza dell’adulto è rassicurante ed è talmente gradita che spesso chiede la ripetizione del racconto

non tanto per la storia in sé ma quanto per continuare ad avere la mamma o il papà accanto.

Il bambino sano sa cos’è buono per sé e va nella direzione di quel bisogno,

è evidente quindi che riconosce in maniera inconsapevole, percepisce, un benessere nella situazione del raccontare una fiaba. 

Ovviamente non è la stessa cosa raccontare una favola ad un bambino molto piccolo rispetto ad uno più grandicello.

Inizialmente il bambino capisce solo il tono di voce quindi è importante parlargli con un tono molto dolce

perché si trasmettono comunque le emozioni ed è rassicurante, familiare, per il bambino.

Anche se il bambino è più grande, è meglio raccontare la fiaba che farla leggere a lui/lei

perché c’è una partecipazione più attiva, un coinvolgimento più forte e soprattutto perché c’è maggior scambio interpersonale. 

Non abbiamo ancora detto quanto sia importante che il narratore sia anch’esso preso dalla situazione!

quindi immerso nella situazione per evitare che sia catturato da quello che si verifica intorno a lui perdendo per esempio il filo del discorso,

il contatto visivo col bambino o avendo un tono di voce scocciato e frettoloso.

 

Quindi, se è vero che il bambino beneficia del momento di condivisione e di tutto quello che questo comporta quando il genitore racconta la fiaba,

è vero anche che ne beneficiano allo stesso modo una mamma o un papà di solito sempre occupati.

Beneficiano di questo momento di condivisione senza distrazioni ed è anche divertente perché è proprio questo che la fiaba fa:

ti “costringe” ad essere, per tutto il tempo del racconto, fisicamente, mentalmente ed emotivamente presente. 

Abbiamo già visto quanto l’esperienza del contatto sia fondamentale per costruire un rapporto affettivo profondo e che sia proprio la base del rapporto tra genitori e figli,

 quindi il contatto pervade questo tipo di relazione in maniera calma, tranquilla ed è un contatto di occhi e un contatto di pelle e non è cosa da poco che ci sia  dal momento che

 la capacità di contatto è importante più di quanto si possa immaginare: è un vero e proprio valore che va recuperato nella nostra società anche attraverso momenti come quello di raccontare una fiaba.

 La ritualità è un altro aspetto significativo che si viene a creare nel momento del racconto di una storia,

perché quando diventa un’esperienza ripetuta si crea un elemento di continuità positiva che porta direttamente il bambino in uno stato d’animo adeguato.

Un rituale appunto fatto di atmosfera data proprio dal setting che si sceglie di utilizzare che può essere un divano, un letto, una poltrona… 

è necessario, come dicevamo sopra, che l’adulto sia immerso in quello che sta facendo e che quindi sì immedesimi anche un po’ e nel raccontare la fiaba

la reciti utilizzando una modularità della voce a seconda di quello che sta raccontando, una postura anche adeguata che va a mimare,

soprattutto se il bambino è piccolo, alcuni momenti più salienti della storia.

Ovviamente il bambino va tenuto vicino, in braccio se piccolo, accanto se è più grande.

Quando ho detto che è un momento importante anche per l’adulto è proprio perché la calma, lo stare, la condivisione e il lasciare, sono sperimentati anche da chi narra

per cui è preferibile che l’adulto non si stanchi di ripetere la fiaba se piace al bambino perché essere ridondante in questo caso è utile.

Evidentemente al bambino interessa la situazione che viene raccontata nella fiaba

e, come abbiamo detto prima, vuole tenere più a lungo il genitore accanto a sé. 

Un altro aspetto da considerare è l’esperienza che fa il bambino delle varie paure che a volte sono raccontate dalle fiabe senza ovviamente trovarsi in reale pericolo,

quindi sperimentare e risolvere un’emozione immaginando di superare quella paura.

Possono essere così aperte e affrontate le paure sotto la guida dell’adulto che commenta il racconto che contiene un elemento spaventevole, ma che, raccontato dal genitore,

appare meno spaventevole perché c’è la sicurezza della situazione familiare dato che è la voce della mamma o del papà ad evocarla. 

Abbiamo visto quanto la fiaba, il raccontare una fiaba sia importante nella relazione adulto-bambino e soprattutto,

nella vita frenetica di oggi,

regalare, (anche se noi non l’abbiamo avuta), questa esperienza di ascolto, contatto e condivisione ai nostri figli

gli resterà impressa nella memoria per sempre. 

 

Anche quando si lavora con i bambini molto piccoli in un contesto psicologico, il momento del racconto della fiaba è un mezzo utile per favorire benessere

per soddisfare i bisogni fondamentali di accoglimento, affettività, nutrimento, curiosità e conoscenza del bambino. 

Sia che si tratti di un contesto psicologico sia di uno familiare, è sempre responsabilità del narratore evitare di dare al racconto un’atmosfera troppo forzata ma cercare la relazione,

il dialogo, l’ascolto attivo da parte del bambino che comincia a fare delle domande e tira fuori soluzioni dalla sua immaginazione. 

Il fatto che la fiaba raccontata lasci un’esperienza importante, un’impronta è presto detto considerando il fatto che

il ricordo dei propri genitori che hanno raccontato una fiaba è spesso presente nell’adulto,

resta impresso nella memoria e diventa patrimonio delle proprie esperienze.

Questa considerazione può farci rendere conto di quanto sia un’esperienza che rimane impressa nel vissuto e che viene ricordata con molta tenerezza e gratitudine. 

 

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