Tenere in braccio e contenere il bambino

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Tenere in braccio e contenere il bambino

 

Un intenso attaccamento tra madre e bambino è fondamentale per l’integrità del suo sviluppo psicologico,

così come in generale è importante il contatto per un legame sano negli anni a venire.

All’ interno di questa fondamentale relazione che sviluppa la mente, hanno rilievo anche la propriocezione e la motricità,

cioè il modo con cui il bambino viene tenuto in braccio e contenuto.

Già Daniel J. Siegel sosteneva che “La chiave di un sano sviluppo è l’interazione inter personale e non la stimolazione sensoriale” più importante rispetto a quest’ultima nei primi anni dello sviluppo.

Le neuroscienze hanno evidenziato che sono le esperienze inter personali che consentono la creazione delle reti neurali, la moltiplicazione delle connessioni sinaptiche,

la selezione e l’attivazione di alcune popolazioni neuronali, piuttosto che di altre: lo sviluppo mentale è in massima parte risultato di una esperienza, quindi implica apprendimento.

Questo apprendimento è dimostrato neurologicamente dall’attivazione di aree cerebrali reciproche nella mamma e nel bambino,

che pertanto “dialogano” secondo i concetti relazionali di sintonizzazione affettiva (Shore 2003). 

Ma in cosa consiste questa sintonizzazione?

Essa è la capacità della madre di inviare messaggi al suo piccolo nel modo adatto

e nel tempo giusto, con le pause giuste e nella maniera sensoriale adeguata alle necessità effettive e alla capacità di recezione del bambino.

Va da sé che nessun bambino può essere uguale ad un altro perché le esperienze relazionali sono diverse per ognuno

e nessuno può così avere un cervello uguale ad un altro.

L’importanza di tenere in braccio e contenere dei bambini ovviamente riguarda entrambi i genitori e da questa Esperienza di Base ne scaturiscono altre quali

lo stare, la calma e la tranquillità e la capacità di attenzione.

Più una mamma sarà in grado di tenere in braccio e contenere il proprio bambino in modo soddisfacente, sicuro e rassicurante

tanto più questi sarà un bambino tranquillo, capace di lasciarsi andare e di “stare”.

Viceversa un bambino che è stato tenuto poco o male sarà un bambino iperattivo, in preda ad una continua eccitazione di fondo.

Secondo la psicologia infantile, mente e pensiero si sviluppano già nel primo anno di vita, e questa evoluzione avviene prima di tutto attraverso la pelle.

 Le innumerevoli sensazioni che hanno origine dal contatto vengono rielaborate dalla mente diventando percezioni, emozioni e sentimenti.

Abbiamo già parlato qui dell’importanza del contatto nella nostra vita.

Negli anni ’50 e ’60 John Bowlby sintetizzò quella che oggi viene chiamata “teoria dell’attaccamento”

dimostrando come l’amore materno espresso anche attraverso il contatto fisico possa dare al piccolo quella base sicura che potrà aiutarlo a raggiungere una stabilità emotiva

e una maggiore sicurezza nell’età adulta. 

Essere tenuto in braccio è una esperienza emozionale complessa in cui sono presenti diversi elementi:

Il calore generato dal tenere in braccio il bambino e dal toccarlo,

il contatto visivo ravvicinato, l’odore della madre, il tono di voce

e la possibilità di sorridergli, parlargli, abbracciarlo e baciarlo

(gesto utile anche per il trasferimento della flora batterica dalla madre al bambino che lo proteggerà dalle più comuni infezioni, ecc).

Tenere in braccio e contenere il bambino soddisfa due tra le più arcaiche Esperienze di Base.

Già nell’utero materno il bambinoi vive la condizione dell’Essere Contenuto e dopo la nascita avrà innumerevoli occasioni di sentirsi tenuto in braccio e contenuto.

I bambini un po’ più grandi cercano da soli di soddisfare questo bisogno sia facendosi prendere in braccio, chiedendolo attivamente, sia ricercando tante altre piccole situazioni di “contenimento”;

 ad esempio accucciandosi vicino al corpo della madre, mettendosi sotto un cuscino o una copertina, facendosi “la capanna” coperti da qualcosa che contiene, ecc…

 È molto frequente che un bambino si rifugi sotto le lenzuola, anche con la testa, quando di notte ha paura,

ma anche tra gli adulti ci sono persone che non riescono a dormire senza il lenzuolo o la coperta che li ricopre anche quando non ce ne sarebbe bisogno…

Come molte esperienze fondamentali per l’essere umano, anche questa non viene mai del tutto abbandonata durante l’esistenza.

Per esempio è piacevole accucciarsi ogni tanto vicino al proprio partner o su un divano ed è salutare di tanto in tanto potersi concedere di fare “il piccolino”.

Sentirsi contenuti ma anche tenuti e sostenuti è importante tutta la vita, solo che si soddisfa con modalità diverse via via che si cresce.

Che cosa succede al bambino se viene tenuto in braccio e contenuto poco e/o male?

Molti genitori credono che sia giusto lasciare piangere il neonato per non viziarlo e finiscono per trascurare questo bisogno fondamentale di Contenimento.

Qualunque esperienza di base fondamentale non attraversata correttamente nell ’infanzia diventa una mancata risorsa nell’ adulto.

In questo caso l’adulto potrà avere difficoltà nel concedersi momenti in cui essere tenuto e contenuto.

Perderà la risorsa, come dicevamo sopra, di concedersi di poter ridiventare un poco “piccolino” e anzi, l’essere piccolo e bisognoso di aiuto sarà vissuto come una debolezza insopportabile.

 Oppure al contrario, se non si sono sviluppati almeno un po’ di Controllo e di Forza, può accadere che continuerà a rincorrere esasperatamente un sostegno chiedendo a chiunque

senza valutare adeguatamente dove effettivamente lo si possa ottenere restando con la paura di non trovarlo mai.

 Tenere e Contenere il bambino significa anche dare dei “limiti” precisi e chiari.

 Se il NO è sensato, è giusto, va mantenuto nonostante i capricci del piccolo.

Però, a volte, il NO viene detto con troppa facilità, per proprie paure, insicurezze o false credenze.

 Le regole vanno bene, servono dei limiti anche al fine di proteggere il bambino da reali pericoli,

ma devono essere poche e semplici di modo che siano facili da capire e da rispettare e non vadano a “bloccare” il bambino schiacciandone la vitalità, per esempio fermando ogni movimento.

La conseguenza, una volta adulto, sarà quella di percepire come insopportabile anche il minimo contatto fisico volto a “tenere” perchè lo vivrà come opprimente e facilmente la rabbia tenderà ad uscire con esplosioni.

 

 

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