Come risolvere i Disturbi Funzionali Digestivi (DFD)

Come risolvere i Disturbi Funzionali Digestivi?

Esiste una interazione tra fattori clinici ambientali e sociali che influiscono sulla salute e sul benessere complessivo delle persone?

La risposta naturalmente è sì.

Ho già affrontato in altri articoli le preoccupazioni immotivate per il futuro, la salute, la famiglia, ecc e la sensazione di pericolo costante che sono tipiche dei disturbi d’ansia;

abbiamo anche già visto quanto oggigiorno nella nostra società, disturbi del sonno e dell’alimentazione o anche semplicemente irrequietezza motoria ed irritabilità siano disturbi comportamentali molto conosciuti.

  Oggi nello specifico intendo approfondire l’incidenza dello stress in alcuni disturbi gastroenterici (e di come i trattamenti antistress possano risultare opportuni ed efficaci per la remissione della patologia).

Come risolvere i Disturbi Funzionali Digestivi?

Ci sono delle evidenti alterazioni che intervengono nei funzionamenti di fondo del sé a carico dell’apparato digerente in situazioni di stress di cui ho già parlato qui.

Quando un paziente riceve una diagnosi di DFD, ovvero, Disturbi Funzionali Digestivi,

significa che il medico ha riscontrato tutta una serie di sintomi, riferibili a tutto il tratto digestivo,

in cui non esiste una condizione patologica corrispettiva, o, se esiste, non è tale da giustificare il quadro sintomatologico.

Ad esempio, i fastidi e i dolori allo stomaco, il gonfiore di stomaco, i fastidi alla gola, come il reflusso , rigurgiti, acidità, ecc,

gonfiori addominali, coliche addominali, blocco intestinale,  cefalea, giramenti di testa, vertigini, ecc…

Tutti quelli sopra elencati e molti altri, sono stati inquadrati come disturbi biopsicosociali, perché appunto le cause sono da ricercare in fattori sì biologici ma anche ambientali e sociali.

 Quando, dopo tutti gli accertamenti per escludere patologie organiche,

ci si sente dire che è “tutto a posto” spesso la sensazione che rimane è di frustrazione.

Come risolvere dunque i Disturbi Funzionali Digestivi?

Paradossalmente, di qualunque cosa si tratti è sempre meglio sapere che non sapere!

Lo specialista ha sempre la possibilità di somministrare qualche farmaco che allevi i disturbi, ma ha soprattutto il dovere di spiegare che il DFD può essere legato ad un disagio psicologico.

 

È utile, a questo punto, fare un piccolo passo indietro e andare a rivedere il concetto di stress secondo il modello teorico di riferimento della psicologia funzionale.

Ti invito quindi, per maggior chiarezza, ad approfondire qui l’argomento.  

 

Quali sono le condizioni ambientali, e psico-sociali che stressando l’organismo oltremodo possono portare

ad una sintomatologia successivamente inquadrata dai medici come DFD, disturbo funzionale digestivo?

È molto difficile rispondere a questa domanda.

Quello che si può fare però è delineare, con una certa accuratezza, lo stato psicologico complessivo in cui si trova il paziente che arriva al mio studio con questo tipo di diagnosi:

Nella sfera cognitiva è ipotizzabile un controllo razionale alto,

accompagnato da fantasie tendenzialmente negative rispetto al futuro, e ovviamente una forte preoccupazione per la propria salute.

Sul piano emotivo si manifesta tutta l’ansia alimentata da paura,

rabbia, delusione a causa di una mancata soluzione del problema.

Il piano fisiologico è quello più palesemente coinvolto,

innanzitutto con un respiro non diaframmatico ma toracico, con la sensazione di non riuscirsi a rilassarsi mai veramente,

scarsa energia, e spesso difficoltà ad addormentarsi.

Sul piano posturale è probabile una certa rigidità e ipertono muscolare proprio per la continua tensione.

 

Questo secondo me è uno di quei disturbi dove la collaborazione tra medico e psicologo/psicoterapeuta dà i migliori risultati per il paziente.

infatti alla farmacologia è funzionale associare un lavoro antistress che ripristini l’equilibrio generale della persona andando a lavorare sull’ allentamento muscolare

e l’abbandono mentale per lasciare tensione, controllo e ipervigilanza imparando a respirare e a svuotare la mente, a ritrovare la calma;

lo stato di benessere perduto ha certamente alterato le sensazioni interne favorendo l’ascolto solo di quelle negative e creando confusione percettiva,

disfunzione che verrà riparata nel lavoro antistress e permetterà alla persona di ricollegarsi alla capacità di “sentire” il proprio organismo

e di ascoltare esattamente cosa accede dentro di sè nelle diverse situazioni.

Non meno importante inoltre è la relazione terapeutica che fa sentire la possibilità di lasciarsi andare, di farsi sostenere e di farsi aiutare.

Il benessere fisico dovuto a tutto quanto detto sopra e alla vagotonia prodotta dal trattamento antistress porta a sensazioni di armonia ed equilibrio.

Attraverso specifici protocolli calibrati esattamente sulla persona si può positivamente incidere sulla remissione della sintomatologia

e sul ripristino generale del benessere.

Se l’articolo ti è interessato e vuoi ricevere una consulenza in merito, ti invito a compilare il form o a contattarmi telefonicamente.

 

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