La dimensione sessuale in adolescenza

L’importanza di parlarne

 

foto dal web

Unindagine dell’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, condotta nel 2013,

ha svelato che il 19% degli adolescenti ha rapporti sessuali prima dei 14 anni,

una cifra quasi raddoppiata rispetto alle stime dell’anno precedente.

Secondo uno studio  pubblicato sul Journal of Adolescence 

e secondo lo studio commissionato dal Children’s Commissioner e dalla National Society for the Prevention of Cruelty to Children,

l’abuso di materiale pornografico in adolescenza sta contribuendo al diffondersi di vissuti di incertezza e preoccupazione per la sessualità,

di una tendenza a considerare come un oggetto  il corpo dell’altro, e ad un più difficile raggiungimento della soddisfazione.

I ragazzi che fanno un più intenso ricorso alla pornografia non solo sembrano andare incontro ad una pubertà precoce,

ma più spesso aderiscono a stereotipi di genere e sperimentano aggressività nei rapporti intimi, sia agita che subita.”

Inoltre metà degli adolescenti intervistati su questi temi (il 53%) ritiene assolutamente realistico il ritratto della sessualità fornito dalla pornografia

Invece la pornografia dipinge un’immagine irrealistica della sessualità.

Infatti manca una vera intimità; il piano emotivo,

inteso come l’insieme di emozioni e sentimenti quali affetto, tenerezza, calore, ma anche condivisione, piacere dell’altro e contatto vero e profondo, è completamente trascurato.

Le uniche emozioni sono l’eccitazione e il piacere fisico.

Ma facciamo un passo indietro.

L’organizzazione Mondiale della Sanità ha redatto una lista di life skills ovvero di abilità di vita importanti per i giovani e da promuovere e sviluppare.

 Le life skills sono definite dall’OMS come

“insieme delle abilità utili per adottare un comportamento positivo e flessibile e far fronte con efficacia alle esigenze e alle difficoltà che si presentano nella vita di tutti i giorni” (OMS, 1993).

(Definizione prodotta da Unicef e Organizzazione Mondiale della Sanità nel documento “Life skills education in schools”, 1993)

 1. Autocoscienza: leggere dentro se stessi, conoscere il proprio carattere, i bisogni e i desideri, i punti deboli e quelli forti;

è la condizione indispensabile per la gestione dello stress, la comunicazione efficace, le relazioni interpersonali positive e l’empatia;

2. Gestione delle emozioni: riconoscere le proprie e quelle degli altri in modo da comprendere come le emozioni influenzino il proprio e l’altrui comportamento e capire come regolarle opportunamente;

 3. Gestione dello stress: governare le tensioni e le fonti che le generano agendo sull’ambiente e sullo stile di vita;

4. Senso critico: analizzare le situazioni valutandone vantaggi e svantaggi al fine di prendere decisioni consapevoli

riconoscendo e valutando i diversi fattori che influenzano gli atteggiamenti e il comportamento, quali le pressioni dei coetanei e l’influenza dei mass media;

 5. Prendere decisioni: saper decidere in modo consapevole e costruttivo nelle diverse situazioni e contesti di vita,

comprese le circostanze inerenti la salute attraverso una valutazione delle diverse opzioni e delle conseguenze che esse implicano;

 6. Problem solving: saper affrontare e risolvere in modo costruttivo i diversi problemi;

7. Creatività: affrontare in modo flessibile ogni genere di situazione trovando soluzioni e idee originali;

8. Comunicazione efficace: sapersi esprimere in ogni situazione sia a livello verbale che non verbale dichiarando opinioni e desideri,

ma anche bisogni e sentimenti, ascoltando con attenzione gli altri per capirli, chiedendo, se necessario, aiuto;

 9. Empatia: saper comprendere e ascoltare gli altri, immedesimandosi in loro accettandoli e comprendendoli

e migliorando le relazioni sociali soprattutto nei confronti di diversità etniche e culturali;

10. Skill per le relazioni interpersonali: capacità di interagire in maniera costruttiva e positiva con gli altri;

creando e mantenendo relazioni significative, ma anche essere in grado di interrompere le relazioni in modo produttivo.

Tali competenze sono menzionate anche negli Standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Sessualità del 2010 come

“competenze necessarie a gestire sessualità e riproduzione in modo appagante e responsabile”.

Nello stesso documento si legge che “l’educazione sessuale persegue il fine di fornire ai giovani conoscenze, competenze, atteggiamenti e valori

di cui hanno bisogno per determinare la propria sessualità e goderne fisicamente ed emotivamente, individualmente e nelle relazioni.

Considera la “sessualità” in modo olistico e nel contesto dello sviluppo affettivo e sociale.

Riconosce che la sola informazione non è sufficiente.

È necessario offrire ai giovani l’opportunità di acquisire life skills essenziali e di sviluppare atteggiamenti e valori positivi” (IPPF, 2006 in OMS, 2010).

In questo senso l’educazione sessuale viene proposta come processo che coinvolge e si rivolge alle persone nella loro complessità.

Nonostante tali linee guida, molto chiare, parlare di sesso ai ragazzi/e non è semplice.

Sia che siate genitori, insegnanti o psicologi,

un’attitudine personale aperta e non giudicante, e una buona capacità di interazione con i/le ragazzi/e sono fondamentali.

Utile cominciare a parlarne in preadolescenza,

quando sono già in azione i cambiamenti di corpo e mente, nonché le ricadute a livello relazionale.

Successivamente, nel pieno dell’adolescenza,

l’identità di genere, l’orientamento sessuale e tutto ciò che è legato alla sessualità prende molto spazio nella vita dei ragazzi/e e quindi vanno trattati serenamente.

Il fatto che a loro interessino questi argomenti ci fa capire che è il momento giusto per parlarne.

Detta così può sembrare una cosa schematica.

In realtà è tutto molto fluido se non ci scontriamo con i NOSTRI timori, imbarazzi e tabù sui vari argomenti.

Immedesimarci nei nostri giovani interlocutori ci può essere d’aiuto nel superare l’imbarazzo iniziale.

È importante parlare anche delle stereotipie maschile/femminile

perché le aspettative socio-culturali incidono molto su l’identità percepita e possono condizionare comportamenti e scelte sessuali.

Tanta delicatezza e attenzione anche nel trattare il tema dell’innamoramento, per come lo vivono singolarmente e non a immagine e somiglianza delle fiction.

Dell’influenza dei genitori e dei pari nelle relazioni affettive,

quindi dell’educazione che hanno ricevuto e di quali esempi d’amore sono stati spettatori;

 della bellezza dello stare insieme ad una persona e condividere, e delle difficoltà che si possono riscontrare, fino ad arrivare al lasciarsi,

quindi al lutto della separazione che va gestito con equilibrio per moderare la tendenza ad estremizzare tipica dell’adolescente (e non solo).

Infine, come non trattare la violenza fisica e psicologica nel rapporto di coppia??

Non fosse altro per il fatto che è un argomento tristemente all’ordine del giorno…

Sembra un lavoro immenso e per certi versi lo è;

ma per aiutare i nostri ragazzi e ragazze a crescere e diventare adulti serenamente dobbiamo assumerci questa responsabilità.

E poi basta ricordarci di quando noi avevamo la loro età e di quanto ci sarebbe piaciuto che qualche adulto ci aiutasse a capire, a ridimensionare le paure…a crescere.

 

Lascia un commento