La memoria corporea e la respirazione

(In che modo e perché respiriamo male)

memoria corporea e respirazione

Molte delle esperienze di vita più pregnanti le facciamo nelle prime fasi dello sviluppo a partire dalla vita intrauterina; e questo lascia traccia nella nostra nella memoria corporea e nella nostra respirazione.

Le conseguenze di bisogni fondamentali non soddisfatti, rimangono letteralmente nel nostro corpo: nei muscoli, negli organi, nei tessuti, ma soprattutto nella respirazione.

Come ho già accennato qui, ripristinare una corretta funzione respiratoria è molto importante.

L’alterazione della respirazione, impedisce all’ individuo il pieno sviluppo delle sue potenzialità e della sua capacità di adattamento all’ ambiente nonché di sperimentare un benessere profondo.

Ma procediamo per gradi.

Abbiamo detto che esperienze negative durante lo sviluppo lasciano tracce nella nostra memoria corporea; ma cos’è la memoria corporea?

La memoria corporea è costituita dall’ insieme di antiche tracce di eventi del passato che risultano evidenti in alcune funzioni del corpo:

  • Tono muscolare di base.

  • Soglie percettive (tattili e del dolore).

  • Posture.

  • Respirazione.

  • Movimenti abituali.

  • Percezioni cenestesiche e propriocezioni.

Come si può vedere la respirazione non è l’unica funzione che si può alterare nella memoria corporea, ma è quella che si modifica SEMPRE in mancanza di benessere psico-fisico, cioè quando viene meno lo stato di salute nell’individuo.

Ma cosa significa che il respiro è alterato?

Significa che si è modificato e può apparire nei seguenti modi:

  • Respirazione toracica: è una respirazione che coinvolge solo la parte alta dei polmoni e del petto; il diaframma è bloccato.

Questo tipo di respirazione di solito si verifica quando si hanno forti reazioni di paura.

  • Respiro con inspirazione cronica: un respiro tendenzialmente toracico, con prevalenza considerevole del momento inspiratorio rispetto a quello espiratorio con l’aria trattenuta nei polmoni prima di essere espirata.

 Questa tipologia di respiro si riscontra in quelle situazioni che richiedono di affrontare grossi sforzi, di resistere, di fronteggiare una difficoltà.

  • Respiro scoordinato o a scatti: questo tipo di respiro di solito è caratterizzato da mancanza di ritmo e armonia; inspirazione ed espirazione risultano sfalsati tra di loro.

È simile al respiro dei bambini dopo un pianto singhiozzante e può comparire quando la persona cerca di controllare il respiro ma maldestramente perché non è ancora pienamente sbloccato il diaframma.

  • Respiro addominale con contraccolpo: siamo in presenza di una certa mobilità del diaframma, il torace però è bloccato e non si solleva neanche quando si amplifica il respiro.

Questo respiro rimanda ad un senso di oppressione e fatica e spesso è associato a paura ad abbandonarsi e a lasciarsi andare totalmente.

  • Respiro falsamente diaframmatico: l’addome si solleva e si abbassa simulando un movimento diaframmatico; in realtà sono le fasce muscolari addominali a lavorare, mentre il diaframma rimane teso e quasi immobile.

Questo respiro è tipico di quando ci si sforza di fare un respiro profondo finendo in realtà per bloccare ancora di più il diaframma.

In condizioni di inattività la respirazione corretta è quella diaframmatica.

  • Respiro diaframmatico: produce parasimpaticotonia, lo stato fisiologico preposto alla condizione di calma, di tranquillità, di allentamento.

 L’organismo non deve affrontare nessuna situazione che richieda azione intensa, rapide decisioni, concentrazione, prontezza di riflessi, forza a disposizione.

In un funzionamento sano, un individuo dovrebbe poter ritornare alla respirazione diaframmatica ogni qualvolta non ci sia più bisogno di attivarsi, di affrontare situazioni di allarme, pericolo o lotta.

Perché il respiro si altera in maniera cronica?

Nel corso dello sviluppo evolutivo, per le pressioni negative dell’ambiente si perde la capacità di adeguare i vari tipi di respirazione alle circostanze esterne.

Si perde la capacità di ritornare alla respirazione diaframmatica, e si resta intrappolati in un tipo di respirazione disfunzionale che diventa cronica, permanentemente presente anche quando non ce ne sarebbe bisogno, fissata nella nostra memoria corporea.

Se un bambino è spesso in allarme, impaurito, il diaframma si irrigidirà, il respiro sarà mozzato, e con il passare del tempo predominerà in modo automatico una respirazione toracica.

Avvenimenti del passato lasciano, come abbiamo visto, tracce evidenti.

Tracce che raccontano di una mancata soddisfazione di bisogni fondamentali del bambino; di una insufficiente autentica protezione che per il bambino è indispensabile per esplorare il mondo con giusta sicurezza…

Un respiro mozzato ci racconta una storia in cui la paura è stata rilevante;  un respiro affannoso ci rimanda all’ ansia, eccetera.

In terapia è possibile intervenire e modificare tali situazioni di disagio agendo sulla respirazione diaframmatica originaria, il tono muscolare di base e le posture.

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