Lo sviluppo in adolescenza

Crescita, affettività, amicizia e sviluppo della personalità in adolescenza

adolescenza: Picasso 1939 il Ritratto di Dora Maar

Il processo di maturazione dura tutta la vita quindi non è che crescita, affettività, amicizia e sviluppo della personalità in adolescenza siano matematicamente scandite;

tuttavia nel senso comune utilizziamo il termine fase di crescita per indicare archi temporali nella crescita dell’individuo con caratteristiche peculiare tipiche di quella determinata fase.

L’adolescenza è una di queste e sta ad indicare quel periodo di vita, compreso tra la l’infanzia e l’età adulta, durante il quale nella persona si verificano tutta una serie di cambiamenti radicali.

C’è chi la colloca tra gli 11-12 ed i 18-19 anni, o chi afferma che può prolungarsi fino ai 25-26 anni.

Nonostante queste differenza tutti i ricercatori sono d’accordo sull’inizio: la pubertà.

I primi cambiamento quindi sono proprio nel corpo; rapida crescita di statura, peso, cambiamenti nella morfologia, forza, voce…

Già questo è sufficiente a garantire un certo impaccio nei movimenti, che divengono meno disinvolti, più trattenuti.

 Ne consegue che l’immagine di sé debba essere completamente rivista e interiorizzata per risultare soddisfacente.

Contemporaneamente a livello cognitivo si sviluppa quello che Piaget  (Petter, 1960) chiamava pensiero astratto,

 ovvero la capacità di utilizzare il pensiero per rappresentarsi il mondo circostante non così come è, ma come potrebbe essere se certi elementi fossero differenti e se certe altre condizioni fossero date.

 Via libera dunque a fantasia e immaginazione, e ad una progettualità più rivolta all’ immediato, a realizzare l’incontro con l’altro, le prime conquiste, l’accettazione e l’ammirazione dei coetanei.

Nell’ultima fase del periodo adolescenziale, invece c’è la ricerca di un vero e proprio progetto di vita, e la capacità di porsi degli obiettivi.

 Se durante la crescita e lo sviluppo in adolescenza l’ambiente e chi gli sta intorno non sono facilitanti però, egli non riesce a proiettarsi nel futuro.

Considerate che se è vero che a volte voi fate fatica a capire loro, è vero anche che loro fanno fatica a capire se stessi!

Anche dal punto di vista emotivo ci sono grandi mutamenti, in primis l’innamoramento, ma anche emozioni forti in amicizia e tanta fragilità e tenerezza mascherata da oppositività a priori e ribellione.

Ribellione soprattutto nei confronti dell’autorità genitoriale in quanto mentre per il bambino l’adulto conosce tante cose rispetto a lui, l’ adolescente matura l’idea che non sempre il genitore conosce ed ha ragione su tutto.

C’è da dire però che nella maggior parte dei casi tali conflitti non riguardano valori di fondo o questioni morali, politiche o religiose,

piuttosto problemi e questioni di minor rilievo quali il modo di vestirsi, le attività di tempo libero, l’orario del rientro serale, la disponibilità e l’uso del denaro.

Permane ancora, tuttavia, il bisogno di una guida, di qualcuno diverso e con idee differenti con cui poter discutere e confrontarsi (Rispoli, 2003).

 Diana Baumrind, psicologa sociale americana, ha individuato vari stili parentali rispetto all’educazione dei figli: genitori autorevoli, autoritari e permissivi

  • . I genitori definiti autorevoli hanno atteggiamenti responsabili nei confronti dei figli ed esercitano consapevolmente una funzione di guida e di sostegno nella loro educazione,

si mostrano sensibili ai loro bisogni, ma sanno anche riconoscere e tenere conto delle loro capacità ed incoraggiano gli scambi e la comunicazione verbale.

  • Contrapposto allo stile autorevole è quello autoritario, proprio dei genitori che controllano e tentano di modellare i figli sulla base di un proprio ideale,

esprimendo continuamente giudizi valutativi sui loro comportamenti ed atteggiamenti, imponendo loro una condotta standard, spesso considerata l’unica positiva.

  • Infine, i genitori con uno stile permissivo, accettano i desideri dei figli anche se privi di senso, non esigono comportamenti corretti e responsabili in famiglia.

Lasciano che i figli facciano da soli le proprie scelte, evitano di controllarli e non li spingono ad obbedire a standard definiti. In definitiva, non offrono loro alcun sostegno responsabile per la loro formazione (Palmonari, 2001).  

L’esigenza che gli adolescenti esprimono nei rapporti familiari è quella di essere rispettati e di venire presi sul serio.

 Se questo accade, la loro partecipazione alla vita familiare può essere molto positiva, quando questo accade cresce anche l’autostima

un altro punto importante perché a volte il genitore trasmette al figlio le proprie insicurezze, i propri limiti.;

altrimenti, quando invece avvertono, o sospettano, di non essere, capiti, considerati e ascoltati, il rapporto con la famiglia, e gli adulti in genere, diviene assai problematico.

Ho prima accennato all’ importanza dell’amicizia durante la crescita e lo sviluppo in adolescenza, non perché lo sia solo in questa fase della vita, anzi, ma perché è proprio adesso che grazie al gruppo dei pari l’adolescente può confrontarsi,

può portare l’affettività al di fuori del contesto familiare, può scoprire nuovi e diversi modi di vivere.

Del gruppo si vuole far parte e dal gruppo si vuole essere accettati e rispettati, esso dà sicurezza e permette il confronto con gli altri circa i propri successi e fallimenti.

Talvolta però il gruppo può diventare troppo rigido e chiuso diminuendone la capacità decisionale del singolo.

All’interno del gruppo alcuni comportamenti vengono considerati giusti ed altri sbagliati e non sempre ciò coincide con l’etica individuale.  

Passano valori a volte estremizzati rinforzati dalle attuali influenze sociali sempre più orientate all’immagine, in una realtà sempre più virtuale…

Se da un lato tutto questo amplifica fantasia e creatività, dall’altro provoca distacco dalla realtà, illusione di potenza e banalizzazione del pericolo.

Ritmi sempre troppo veloci che non consentono di avere il giusto tempo per fare le cose e per maturare le giuste riflessioni e un buon contatto con se stessi.

La civiltà dell’immagine impone implacabilmente modelli di successo, di potenza, di false disinvolture che porta ad un senso di inadeguatezza rispetto a tali modelli da emulare

e spinge ad un forte desiderio di bruciare le tappe della crescita, ed a ottenere posizioni da “status-symbol” ad ogni costo, anche attraverso un’aggressività ed una violenza diffuse. (Rispoli 2004)

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Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Argomento interessantissimo dottoressa.
    Sarebbe molto bello poter approfondire e partecipare ai suoi incontri formativi . Anche perché, se è pur vero che è sempre difficile e delicato accompagnare e seguire i propri figli durante tutta la loro crescita, ancor di più lo è nella fase della pubertà.
    La contatterò appena possibile intanto la ringrazio e le auguro una buona giornata.

    1. Grazie per aver apprezzato i contenuti di quest’articolo.
      In attesa di un suo contatto la invito a cliccare sugli altri articoli della sezione genitori visto che la categoria è di suo interesse.
      A presto!

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