La balbuzie – Un disturbo frequente nei bambini e non solo  
balbuzie bambini
Il primo dolore, 1863 Silvestro Lega 1826 –  1895

Insorgenza, fattori predisponenti ed evoluzione della balbuzie

Cos’è la balbuzie?

La definizione più completa della balbuzie è quella di Shindler che la definisce:

“…un disturbo della fluenza della parola caratterizzato da ripetizioni e prolungamenti di suoni, sillabe e parole, e/o da pause tese sia udibili che silenti,

talvolta accompagnate da stereotipie verbali e da un aumento di tensione muscolare del distretto fono-articolatorio che si può estendere ad altri segmenti corporei.”

La balbuzie è un disturbo dell’espressione verbale di cui non è ancora nota l’eziopatogenesi.

È accettata comunque una teoria multifattoriale

ed è appurato che i fattori che provocano l’insorgenza della balbuzie siano diversi da quelli che la mantengono e la rafforzano nel tempo.

Quando insorge la balbuzie?

È un disturbo che insorge in età evolutiva e può evolvere in balbuzie primaria che si risolve spontaneamente e balbuzie strutturata o secondaria.

La balbuzie secondaria è una sorta di comportamento acquisito che obbedisce alle regole del condizionamento operante:

una reazione affettiva genera la disfluenza, la quale genera disagio nel bambino, imbarazzo sia per se stesso che per le risposte negative che restituisce l’ambiente.

Tutto ciò prolungato nel tempo induce lo sviluppo di un comportamento anticipatorio di esitamento nel parlare che funziona da rinforzo e fa persistere la disfluenza.

Perché la balbuzie non è identica in tutti i soggetti?

La gravità del disturbo è legata alle circostanze ed è differente non solo da individuo a individuo, ma anche nello stesso soggetto a seconda della situazione.

Pur esistendo dei fattori predisponenti (ereditarietà, gemelli, mancinismo, ecc.), condizioni di particolare malessere oppure una conflittualità affettiva e comunicativa, scatenano la balbuzie in soggetti predisposti.

Come in molti problemi si salute con una grossa componente psicologica,

la consapevolezza del problema e l’atteggiamento nei propri confronti costituiscono un obiettivo terapeutico imprescindibile.

In età evolutiva l’atteggiamento dell’ambiente e soprattutto quello dei genitori nei confronti delle prime manifestazioni di balbuzie nel bambino,

possono notevolmente condizionarne l’andamento in positivo o negativo.

Il mio intervento sulla balbuzie negli adulti e in età evolutiva:

Dopo attenta osservazione e anamnesi della storia del soggetto attraverso un’apposita scheda diagnostica studiata per fasce d’età, si può pianificare un intervento mirato di riequilibrio.

Con i bambini si può strutturare anche un lavoro in piccoli gruppi nei quali, di volta in volta,

si andranno a recuperare specifiche esperienze di base sotto forma di gioco, importanti per il riequilibrio generale del piccolo paziente.

Non di rado  la terapia psicologica si affianca ad un percorso logopedico in corso.

Inutile dire che si richiede la collaborazione dei genitori i quali non vengono certo lasciati soli nel loro già difficile compito educativo, aggravato dalla preoccupazione per il loro bambino.

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