Le emozioni: Cosa sono, come le esprimiamo, l’ MMIP e l’utilizzo in terapia

I due quadri del 1946 di Jacskon Pollock affiancati al Guggenheim di Venezia.
A sinistra «Croaking movement», a destra «Eyes in the heat».
I bambini riescono a indovinare senza guardare l’etichetta mentre a molti adulti le figure astratte non riescono a trasmettere emozioni
  • Cosa sono le emozioni?

“Emozione” è una parola che deriva dal latino dal verbo “movere” che significa muovere.

Provare un’emozione o suscitarla indica in entrambe i casi un movimento, qualcosa che turba, che interrompe il preesistente stato interno.

L’emozione (gioia, tristezza, sorpresa, rabbia, paura, disgusto, ecc.) è un processo che ha un inizio, una durata e una fase di attenzione;

è accompagnata da modificazioni fisiologiche e posturali che hanno spesso una funzione adattiva rispetto alle situazioni.

Questo indica come l’emozione non sia separata dalla cognizione, come la maggior parte degli studi hanno ormai dimostrato (Damasio, 1995), sciogliendo l’antica separazione tra mente e cuore.

  • Come esprimiamo le nostre emozioni?

Le emozioni si rivelano mediante una risposta complessa, in esse è possibile distinguere almeno tre componenti diverse: le risposte fisiologiche, le risposte comportamentali e l’esperienza soggettiva.

Le risposte fisiologiche sono tutti i segnali biochimici, tra cui i cambiamenti della frequenza cardiaca,

le secrezioni ormonali, la modificazione della pressione, le modificazioni della conduttanza cutanea, gli effetti sulla voce e sul parlato, ecc.

Le risposte comportamentali sono le manifestazioni verso l’esterno delle emozioni e possono essere analizzate in base al canale espressivo utilizzato.

Ogni emozione può essere espressa mediante la mimica facciale, la voce, la postura e la gestualità.

I gesti, i movimenti del corpo e la postura, possono essere espressione di uno stato emozionale, segnalando il livello di attivazione mediante il grado di tensione o di rilassamento.

È possibile quindi sostenere che le emozioni hanno una funzione comunicativa dal momento che un organismo riesce a esprimere e quindi a trasmettere

il proprio stato interno che viene recepito e compreso dagli organismi della stessa specie che si comportano di conseguenza (D’Urso, 1990).

L’emozione però è molto più di questo perché comprende anche l’esperienza soggettiva.

L’esperienza emotiva soggettiva presuppone una coscienza della stessa.

Tale coscienza sembra agisca come un modulo che serve a gestire volontariamente e intenzionalmente gli altri moduli, dando così origine al comportamento volontario (Johnson-Laird, 1983)

Tuttavia la consapevolezza delle emozioni, per quanto importante e centrale possa sembrare,

non è l’unico aspetto rilevante, infatti esiste una memoria corporea che conserva tracce delle emozioni senza che la persona ne sia necessariamente cosciente.

  • Suscitare emozioni

Un problema di particolare rilevanza nello studio delle emozioni è che queste non possono essere provate su richiesta,

per cui sono necessarie delle strategie per indurre determinate emozioni che si vogliano studiare nei soggetti.

Una tecnica di induzione dell’umore poco conosciuta si basa sull’ ascolto di brani musicali analoghi per tono emotivo.

Questa tecnica si chiama Musical Mood Induction Procedure (MMIP). (Stratton e Zalanowsky, 1994). (Västfäjll, 2002). (Satin, 1970; Pignatiello, 1986)

Recenti ricerche (Juslin, 2001) hanno rilevato che l’evocazione di determinate emozioni sia conseguente ad alcuni parametri nella struttura musicale.

Si tratta per lo più di musica strumentale ma ci sono anche canzoni accompagnate a dei testi.

Queste ultime sembrano avere effetti molto intensi sullo stato d’animo dell’ascoltatore

perché il testo ha un contenuto cognitivo che viene elaborato e amplificato dall’ accompagnamento musicale

per cui l’induzione dello stato d’animo è molto più forte dal momento che vengono utilizzati insieme processi percettivi e processi cognitivi.

  • Emozioni alterate

All’interno della sfera Emotiva sono individuati gli stati d’animo (emotion); i sentimenti nei propri confronti (own effect); e l’umore di base (mood).

Ciascuna Funzione sopracitata può essere positiva o negativa, può avere diversi gradi di intensità e durata.

Un problematico percorso di crescita, frutto di traumi o di relazioni inadeguate / insufficienti con le figure di riferimento, potrà comportare delle alterazioni nel Sé:

  • stati d’animo negativi,
  • sentimenti svalutanti nei propri confronti,
  • un umore di base prevalentemente negativo e agitato.

Tuttavia le esperienze di contrasto con gli altri, pur suscitando emozioni negative non sono da considerarsi meno importanti di quelle di contatto o comunque positive.

Il problema nasce quando le emozioni negative, come ad esempio la rabbia e l’aggressività,

vengono espressi senza un reale motivo divenendo reazioni automatiche che travolgono le persone rendendo a sé stessi impossibili altri modi di relazionarsi.

È possibile che i bambini imparino ad aver paura della propria Rabbia, anche se legittima, quando la loro reazione rabbiosa viene colpevolizzata dai genitori;

potrebbero fare quindi una scelta tra la libera manifestazione di rabbia e l’affetto dei genitori.

  • Le emozioni in terapia

La psicologia utilizza i resoconti soggettivi delle emozioni del paziente perché la presa di coscienza dell’esperienza emozionale è una parte fondamentale della risposta emotiva di un individuo.

I resoconti soggettivi però hanno dei limiti, perché presuppongono una buona capacità di introspezione, e buone capacità verbali.

Per questo motivo viene data rilevanza anche alle risposte fisiologiche e comportamentali,

come ad esempio, l’alterazione del respiro, ovvero un respiro non diaframmatico in condizioni di tranquillità e la tensione muscolare in varie parti del corpo.

Ti invito a cliccare sui link presenti nell’articolo per poter approfondire i disturbi psicologici collegati.

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