Non mi fido di nessuno: Aspetti disfunzionali nelle personalità paranoidi
La bevitrice di assenzio di Pablo Picasso (1901, Hermitage).
La madre di Pablo Picasso aveva una fiducia immensa nel talento del figlio. “Se tu vuoi fare il soldato diventerai generale e se vuoi fare il prete diventerai Papa” gli diceva. “Io ho scelto di fare il pittore e sono diventato Picasso” affermava l’artista.

 

Mi fido di tutti. Non mi fido del diavolo dentro di loro. (Troy Kennedy-Martin)

Impattiamo il mondo, e quindi le esperienze che viviamo, con tutti i nostri sensi, ma anche con tutto il corpo;

diamo un valore, positivo o negativo, a quello che sentiamo e percepiamo e cognitivamente concettualizziamo il tutto.

Questo tutto finisce poi nel nostro bagaglio di esperienze, che diventano ricordi e con i quali confrontiamo le sensazioni e le percezioni successive nella nostra vita.

E questo è quello che accade più o meno anche a te per tutte le esperienze, ma, nel prosieguo della vita di una persona, le sensazioni si possono alterare, distorcere, perdendo la loro originaria funzione di guida,

e portare a false interpretazioni, impressioni sbagliate e idee certe su situazioni che, oggettivamente, sono false ma che vengono considerate reali e indiscutibili.

Questo è ciò che accade a chi soffre di idee deliranti, meglio conosciute come paranoie.

Se il bambino è costretto a soffocare ciò che sente perché non viene creduto o peggio ancora viene ridicolizzato;

quando si pretende di interpretare al suo posto quello che sente;

se il dolore nella sua vita è così tanto che “è meglio” non sentire…;

allora si può perdere il contatto con se stessi e finire per autoingannarsi con sensazioni e percezioni distorte che danno appunto idee bizzarre e deliranti.

La percezione della realtà si altera e le proprie fantasie interne, per lo più negative, si mescolano a queste sensazioni confuse.

Fantasie e idee negative, dove dominano sfiducia e sospetto nei confronti delle altre persone, alimentano in chi le detiene una rabbia continua e pervasiva, perché si è costantemente sulla difensiva nei confronti di persone ipoteticamente cattive e minacciose.

Ovvio che, aspettandosi continuamente il tradimento e la slealtà dal prossimo, non si riescono a creare relazioni soddisfacenti.

In tutto ciò, il controllo di quello che accade dentro e fuori di se non è razionale, ma ossessivo e disfunzionante e rende la persona eccessivamente guardinga, sempre vigile e sospettosa;

costantemente alla ricerca di indizi, in avvenimenti per lo più innocui, che puntualmente vengono erroneamente interpretati.

Ti lascio con una poesia di una mia paziente dal titolo e dal contenuto eloquenti…

Paranoia

Uno… due… tre…
Fa caldo… dieci… undici…
Mi parlo dentro, mi domando e mi rispondo.
Ho il respiro corto… ora mi fermo.
Uno… due… tre…
Non riesco ad ingoiare i pensieri.
Sanno del mio disagio,
sì lo sanno!
Fa caldo… dieci… undici…
Mi guardano e ridono;
e penso che se mi guardo i piedi forse non mi si vede l’anima.
Maledetti occhi! Maledetti tutti! Maledetta me!
Uno… due… tre…
Fa caldo… dieci… undici…
Mi parlo dentro, mi domando e mi rispondo.
Ho la nausea… ora mi fermo.
Cancello, chiudo, allontano.
È una scelta antica;
in fondo è una scelta facile: attacco o fuga,
e, come un animale, scappo.

(Bellaterra78)

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